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SAN LEUCIO: il Belvedere
   
Il Real sito di San Leucio: In un'ottica di politica riformatrice, San Leucio è un emblema che funge da faro: il Re assume il ruolo di promotore di imprese che creano lavoro e attraverso le quali si può ottenere un reale miglioramento, non solo delle condizioni umane, ma anche di proficue ricchezze territoriali. Sulla collina di San leucio, Ferdinando IV di Borbone, istituì nel 1789 una colonia manifatturiera per la produzione di lampassi, damaschi e broccati, si trattava in sostanza di una sorta comunità socialista, basata sulla più assoluta uguaglianza per i 214 coloni, nei diritti e nel godimento dei beni. Nella realtà politica, San Leucio si riduce a una comunità di lavoratori della seta che costituirà per molti decenni un modello di organizzazione industriale molto progredito rispetto ai tempi, ma del tutto isolata dal contesto della società borbonica. Oltre la seta si diede vita anche a piccole aziende agricole impegnate nello sfruttamento ideale del territorio, introducendo coltivazioni che rendevano la zona autosufficiente, senza alterarne le caratteristiche. Nel 1778, Ferdinando diede l'incarico di trasformare il complesso del Belvedere in opificio a Francesco Collecini, già collaboratore del Vanvitelli nella costruzione della Reggia e dell'Acquedotto Carolino. L'antico Casino baronale venne trasformato in edificio multifunzionale, comprendente: una scuola, abitazioni per le maestre e per i direttori, in esso convivevano funzioni residenziali e produttive, oggi è divenuto museo.
Il cortile principale è il centro della composizione architettonica di Collecini che aveva previsto un edificio simmetrico a quello del Belvedere, purtroppo fu solo parzialmente realizzato, sorgeva inoltre: la Filanda (un edificio lungo quasi 100 metri, destinato alla filatura della seta); la Coculliera (che ospitava le attività dei trattamenti dei bozzoli); il Vicolo Freddo (dove si svolgevano altre attività produttive come la tintura della seta. Oggi vi si possono vedere i vecchi telai lignei recuperati, difatti, con l'opera di restauro si è avuta anche la ricostruzione filologica dei due grandi torcitoi circolari, visibili nella sezione di archeologia industriale. Il progetto del Collecini, secondo il volere di ferdinando, prevedeva la costruzione di una vera e propria città industriale: la Ferdinadopoli, con fabbriche e realizzazione di interi quartieri per le residenze degli operai, con al centro la grande Piazza della Seta.
SAN LEUCIO: il piazzale del Belvedere
 
SAN LEUCIO: il cortile del Belvedere
 
Ma l'occupazione francese avrebbe messo definitivamente in crisi il progetto, e San Leucio non divenne più una moderna città industriale. Del progetto originario furono realizzate le abitazioni, quali i quartieri di San Ferdinando e di San Carlo, uno dei primi esempi di case a schiera, il Casino di San Silvestro, la Vaccheria e il sistema di collegamento stradale. Nel 1789 Ferdinando promulgò un codece di legge che regolava la vita della reale colonia di San Leucio, definita da molti un esempio di socialismo "ante litteram", di fatti il sovrano ritenne che la popolazione, costituita da 214 individui, dovesse essere regolata da norme che erano di innegabile valore perchè contenenti ardite anticipazioni di moderne e avanzate legislazioni.
 
Il codice conteneva disposizioni di carattere etico e amministrativo, un elenco minuzioso di doveri verso Dio, verso loro stessi e verso lo Stato. Dal 1789 al 1798, San Leucio raggiunse l'apice della sua prosperità e la fama dei broccati, dei lampassi, dei velluti che impreziosivano le vesti e le dimore dei Borboni, si estese oltre ai confini nazionali. Il Belvedere di San Leucio e le diverse attività produttive, hanno seguito nel bene e nel male, le sorti della dinastia Borbonica, la cui dissoluzione ha comportato, prima l'impoverimento, poi lo smembramento e l'alienazione dei siti reali dislocati in Terra di Lavoro, con grave danno anche all'economia locale. Attualmente a San Leucio operano numerose aziende, che, per antica tradizione, continuano a produrre preziose stoffe, diffondendo l'arte serica di questo borgo nel mondo.
 
SAN LEUCIO: la filanda
2007 P.O.D. srl